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Cosa è la resistenza pacifica e come è facile, per la polizia italiana, chiamarla violenza privata.

9 Ago

ImageDomenica 21 luglio 2013 sono arrivato in Valsusa dalle montagne di Nizza.

Nonostante l’ora fosse tarda, è stato sufficiente farmi un giro per Bussoleno per incontrare persone amichevoli che mi hanno invitato a passare la notte a casa loro. Così, lunedì 22 luglio sono potuto andare al presidio di Venaus dove mi sono trovato difronte ad un campeggio di resistenza contro il Treno ad Alta Velocità, treno che ha un costo stimato di 50 milioni di Euro.
 
Opere antisociali che nell’ultimo anno, hanno distrutto una grande parte del territorio della Valsusa, pieno di case e verde di alberi secolari, tra cui il bosco della val clarea dove sorge quella che era conosciuta come “La Baita Clarea”;presidio avanzato dei No Tav.
 
Al campeggio, autogestito tra libere offerte e prezzi accessibili, le giornate passavano molto più velocemente di quanto avessi immaginato e non mi rendevo conto del calendario, lì sotto le splendide montagne della Valsusa.
 
Facendo passeggiate per la montagna e visite alla sua gente, presto mi diventava chiara quale era la situazione in questo posto.
 
Per esempio l’Hotel Napoleon, occupato quasi interamente dal Mossad italiano (la Digos) e dai poliziotti del cantiere, o i ristoranti che servono solo cibo per questi poliziotti o per la mafia locale.
 
Lo spazio in questione, noto come “cantiere”, è un largo pezzo di terreno già di proprietà di più di un migliaio di persone a cui hanno preso la loro proprietà a titolo gratuito per estendere lo spazio militare, senza alcun valore strategico, dove sono presenti centinaia di inutili poliziotti e militari, mentre un paio di mezzi all’entrata e all’uscita, senza fornire alcun aiuto alla popolazione della zona, sono in attesa dell’arrivo de “La Nuova Talpa”, che sarà utilizzata inoltre per il trattamento della zona dove ora sorge il Presidio di Venaus. Si cerca intanto  di tenere d’occhio i rappresentanti del Movimento 5 Stelle che si sono recentemente mossi per verificare l’avanzamento della costruzione della talpa.
 
L’opposizione alla sua costruzione è di natura sociale, culturale, economica ed ecologica, dato che per eseguire questi inutili lavori si deve passare attraverso 5 km di montagna, riempiendo la zona di uranio, mercurio e amianto in quantità pericolose, come si evince dai diversi studi ecologici e scientifici.
 
Si stima sommariamente l’inquinamento prodotto tra l’autostrada, la ferrovia attuale, il vicino aereoporto di Torino e i migliaia di kg di gas lacrimogeni sparati dalle Forze di Occupazione su chiunque difendesse la vita della gente e si opponesse a questo scempio.
 
A questo punto la Valsusa si avvicina molto alla situazione esistente in Palestina, incluse le azioni intimidatorie svolte da parte del “cantiere” che trovano molte analogie nell’uso, già fatto dagli israeliani, di gas lacrimogeni, dalla presenza eccessiva di militari e polizia, al mortale e mutilante filo spinato proveniente dalla stessa fabbrica israeliana che lo produce per il paese governato dai sionisti, fino al già citato Mossad italiano, che con i suoi abusi si è guadagnato il soprannome di “MERDE”, probabilmente per gli avvenuti arresti, del tutto casuali, per la falsificazione di dichiarazioni e testimonianze, per l’estorsione, l’eccesso di forza e lo spionaggio della popolazione civile.
 
Per sapere come agiscano le presunte “MERDE” non c’è niente di meglio che accompagnare i NoTav nelle loro attività.
 Fotografano e registrano anche quando si ha una flatulenza o si beve un bicchiere d’acqua, registrano le conversazioni intime e private della gente, incluso quando clicchi sul telefono o sul computer, li appassiona dichiarare chiunque colpevole, senza processo e senza presunzione di innocenza, essere vicino ai luoghi di protesta è per loro un segno dell’essere terrorista, e si impone a giornalisti come Massimo Numa di scrivere fantastiche storie simili a quelle che si scriverebbero dopo aver mangiato funghi di scarsa qualità.
 
Ma la mia esperienza peggiore è stata nei giorni tra il 6 e il 7 agosto.
 
Il 6 agosto ero presso un punto informativo, consultandomi con un camionista che presumibilmente trasportava parte della talpa (praticamente un grande perforatore simile a quelli utilizzati per i pozzi di petrolio), gli chiesi cosa ne pensasse dei NoTav e mentre mi diceva che se fosse stato al posto di quella gente avrebbe fatto lo stesso, ma aveva fretta e doveva andare, al presidio si stava organizzando qualcosa, quando è apparso dal nulla improvvisamente un gruppo di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa con la Digos con il manganello in mano come quelli che avevo visto nelle manifestazioni e nei cortei delle grandi città come Barcellona e Parigi (erano dotati di armi da fuoco e manganelli come Darth Fener, casco e armatura simili ad un Robocop).
 
Un centinaio di carabinieri, girando intorno al punto informativo prendono 3 adolescenti che non si erano mai visti tra loro prima (per la Digos, anche se non ti hanno mai visto prima, se sei in Valsusa, sei un Black Block, un terrorista, un marxista leninista, un hippy, un anarchico, sicuramente e senza presunzione di innocenza; questa visione è totalmente lontana da quel movimento sociale che coinvolge persone con ideologie e metodologie diverse, come ad esempio il gruppo dei Cattolici per la Valle, i pacifisti, i progressisti ecc..).
 
Per vedere cosa stesse succedendo ho deciso di dire addio all’amichevole camionista tifoso e cittadino inglese di Liverpool, per tornare al punto informativo.
 
Ordini contrastanti e ripetuti da parte della Digos, lasciando la polizia confusa, dato che raramente colgono le informazioni a loro comunicate e ti identificano come un reietto, anche se non hai preso parte all’azione ma eri semplicemente seduto nel punto informativo.
 
La seconda identificazione avvenuta dal mio arrivo in Valsusa (la prima durante la popolare colazione informativa difronte al “cantiere”).
 
Ho camminato fino ad una delle loro camionette e mi hanno costretto a sedermi vicino alla porta, così che i fotografi pagati dai vari Berlusconi potevano farmi una bella immaginetta, senza il mio permesso, da pubblicare su La Stampa, a cui ho risposto alzando i palmi delle mani in segno pacifico (che secondo la Digos valsusina è segno di violenza privata, dato che confondono cosa significhi difendere pubblicamente il loro territorio dai capitalisti, dai bugiardi, dagli affaristi, dai mafiosi e distinguere la violenza come quella utilizzata con i gas lacrimogeni o colpendo bambini e bambine, anziani, donne incinte, tutti feriti e disarmati; e capire che è tutto privato quello che non è pubblico, come la Banca, la stampa manipolata, il TAV e gli altri.
 
Curioso poi il fatto che il TAV non è solo un piacere per i privati, ma è il prezzo che risulta essere privativo.
 
Privativo, perchè priva l’Italia di servizi importanti come l’istruzione e la sanità, perchè obbliga 9.000.000 di italiani alla più bassa soglia di povertà e li priva della possibilità di vivere secondo i principi di autogestione e di ecosostenibilità.
 
Con i 50 milliardi di Euro di costo del progetto si potrebbero creare numerose alternative sociali, culturali, economiche ed ecologiche in città come Torino e Milano, effettuando un investimento sulla qualità di vita in queste città,creando aree attrezzate per il turismo che interesserebbe l’intera popolazione e non solo quella di zona,arricchendo la comunità non solo in alta stagione o in casi eccezionali come le giornate di sport turistico di terza categoria.
 
Ma torniamo alla camionetta che si stava allontanando dal punto informativo, con una netta mancanza di organizzazione, mentre gli antisommossa cercavano di colpire alcuni cittadini valsusini che in quel momento si stavano opponendo numerosi e fotografano tutto quello che stava accadendo.
 
Allontanandosi a gran velocità in autostrada e, per la prima volta nella mia vita, senza la necessità di pagare il pedaggio, la conversazione che tenevo con i miei accompagnatori girava intorno al modo in cui le multinazionali, ora stabilite attorno all’autostrada, non solo distruggevano l’ecosistema, ma anche l’autonomia e l’artigianato locale.
 
IKEA e LEROY MERLIN nelle Alpi, dove il legno abbonda ed è di qualitàed ovviamente ecosostenibile.
 
CARREFOUR in un paese che ha fatto del cibo la pietra miliare della sua cultura.
 
Abbiamo anche parlato del caldo che faceva nella camionetta dove siamo stati per circa un’ora per un “equivoco” delle nostre guardie nel portarci in “Questura” (parolache, secondo i documenti dati a me, neanche il più grande traduttore della polizia italiana seppe tradurre in castigliano). Abbiamo proseguito verso la città di Torino fino a quando non mi è stato detto che eravamo giunti presso la sede della Digos di Torino, dove ho aspettato nella camionetta lì vicina, nel frattempo convertita in sauna, per un quarto d’ora.
 
Alla fine siamo stati trasferiti in uno spazio più fresco, per l’aria condizionata, e con panchine metalliche da cui abbiamo potuto osservare il comportamento della fauna locale protetta dalle sbarre, in esclusiva per 6 dei 17 fermati dalla polizia.
 
L’attesa è stata piacevole, tra canti No Tav e percussioni improvvisate, mentre la polizia ci faceva svuotare le tasche, insistendo sui telefoni cellulari.
 
Dopo un pò sono tornati per chiedere il nome dei nostri avvocati, NoTav sostenitori del movimento, che tutti noi abbiamo fornito ma che, alla luce di una presunta manipolazione nelle ore del processo, hanno registrato dicendo che non ne avevamo bisogno, dichiarazione che fortunatamente nessuno di noi ha firmato.
 
A me hanno negato un interprete qualificato in Italiano-Spagnolo e Spagnolo-Italiano, e l’unica traduzione che avevo era quella di una persona il cui spagnolo presumibilmente non avrebbe superato un test in qualsiasi accademia.
 
Nell’interrogatorio ho detto espressamente che io sono autonomo e lavoro autonomamente, ho pensato che dopo la prima identificazione alla Baita sapevano che ero un giornalista,anche se a volte faccio altri mestieri come lavorare la terra , cose che ho cercato di segnalare.
 
La seconda chiamata è stata per prendere le impronte digitali, e ci hanno portato di nuovo in “Questura”, cosa che io vedo come una perdita di tempo e risorse dato che eravamo già stati lì senza far nulla.
 
La terza chiamata è stata per uscire, ma a me han fatto aspettare un pò e presumibilmente han teso a nascondermi, velocemente, frenando e accelerando continuamente dalla vettura, alternando la prima e la seconda marcia, prendendo i dossi in curva ad alta velocità e frenando in mezzo alla strada. Per fortuna il mio istinto mi ha suggerito che, oltre a non firmare nulla, nella macchina della polizia dovevo stare fermo quando ero solo, premere i piedi sul sedile anteriore (distruggendo i miei stivali) e la schiena sul sedile posteriore, le braccia serrate al metacrilato anteriore, per sostenere una guida così suicida, e non mi sono fatto male.
 
Probabilmente questo ha fatto incazzare la polizia che mi prese con forza e mi portò verso la zona delle celle degli immigrati con sicurezza tale da sembrare che ad altri avrebbe rotto il braccio ma a me parse tra i più delicati.
 
Una breve conversazione con quello che sembrava essere l’agente Digos con più neuroni che ho incontrato fino ad allora, e ho visto per cosa lavora la polizia italiana: non per il cittadino comune, ma chi ha i soldi è chi paga e l’altro a servire le persone che sono pagati per lui.
 
L’umiliazione di spogliarmi completamente, prendermi i lacci, niente stivali e niente deodorante per settimane, indossavo gli stessi calzini da 4 giorni e sembra che provocarono coniati di vomito per un paio di loro, e fare flessioni davanti a 5 uomini che mi guardavano probabilmente desiderosi e così convinti che non mi avrebbero messo un dito nel culo.
 
Una notte dormendo sulla pietra fredda con tre coperte di dubbio materiale, in una cella grande, piena di sporcizia, con la cena incrostata di formaggio, e quella che sembrava una canna fognaria, e centinaia di mozziconi di sigarette schiacciati.
 
Finalmente il giorno 7 agosto 2013 sono stato rilasciato con una condanna senza processo a lasciare l’Italia entro 10 giorni e a non ritornarvi per 3 anni, dato che la mia espulsioine è resa pubblica dalla stessa burocrazia .
 
Gli avvocati del No Tav legal team stanno appellandosi contro questa decisione.
 
Si prega di diffondere questa lettera affinchè questi abusi dell’autorità non avvengano più, nè qui nè in qualsiasi altro luogo.
 
GRAZIE.
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